LA STORIA DI SARAY

DSC_3884 - Versione 2

Un film contro lo sfruttamento delle donne: Saray ha 17 anni, vorrebbe sposarsi ma i genitori del suo innamorato non vedono di buon occhio le nozze perché la sua famiglia è troppo povera. Una ragazza del villaggio è andata a lavorare all’estero ed è tornata ben vestita e ingioiellata. Saray decide che andrà anche lei a lavorare fuori e sogna il matrimonio più bello che si sia mai visto al villaggio. Finalmente parte per la Malesia come aiuto domestico, è felice, ma all’arrivo le viene requisito il passaporto, non riceve paga, lavora fino a 18 ore al giorno con poco cibo, percosse e un tentativo di stupro da parte del padrone di casa. Nessuno a cui chiedere aiuto, nessuno parla la sua lingua.

International Labour Organisation ha realizzato il filmato Il mio nome è Saray che mostriamo nei villaggi dove operiamo. Sono invitate alla proiezione le famiglie dei ragazzi  sostenuti dal  Progetto di Alfabetizzazione e quelle che hanno ricevuto il filtro di potabilizzazione dell’acqua. Bambini, ragazzi, genitori guardano il filmato seduti per terra, si scambiano sguardi sgomenti. Gli uomini  fumano in silenzio.

La storia di Saray ha un lieto fine: riesce a fuggire, incontra una donna che capisce la sua lingua e che la aiuta a tornare a casa, ma non tutte le storie finiscono bene.

La mamma di Sreynang alza la mano agitata, sua figlia non è stata altrettanto fortunata: non ha mai ricevuto un dollaro di  paga perché l’agenzia che le ha trovato lavoro tratteneva il suo stipendio come rimborso spese, quando è riuscita a fuggire nessuno l’ha aiutata, ha dovuto attraversale la frontiera illegalmente senza passaporto. Chiede la parola anche Sokob: sua sorella manda regolarmente i soldi a casa.

Secondo i dati di UNIAP,  dal 2008 da 40 a 50 mila ragazze cambogiane sono emigrate in Malesia come aiuti domestici. Gli intermediari che si occupano del reclutamento offrono come incentivi piccole cifre in contanti alle famiglie, non forniscono informazioni sul lavoro e addebitano cifre eccessive per la loro intermediazione.

Alle fine della proiezione i capo villaggio di Tang Pon e Chrok Kov ci ringraziano per il nostro contributo alla sicurezza delle ragazze.

I rischi per le ragazzine al villaggio

Ly Sreynouch 2

Macha ha quindici anni, era iscritta in decima – l’equivalente della nostra seconda superiore – ed è sempre stata la prima della classe, dall’inizio della scuola fino a pochi giorni fa. Ci ha sempre annunciato con orgoglio i suoi voti ma questa volta, al momento della consegna dei generi alimentari ai ragazzi del Progetto di Alfabetizzazione, non si presenta. I vicini dicono che ha dovuto lasciare la scuola e che ora lavora in fabbrica.

Continua a leggere

Scuola o Bottega

DSC02313La scuola, struttura indispensabile per migliorare, rimane per molti un sogno irraggiungibile. Nel mondo dei poveri non si possono mandare i figli a scuola non solo perché non ci si può permettere di pagare loro gli studi, ma, forse soprattutto, perché non si può sottrarre dal bilancio famigliare il contributo economico dato dal loro lavoro.

Continua a leggere

Un compleanno di Design

photo 2Oggi Martina è ingioiellata come la Madonna di Pompei!

E’ il suo compleanno, e già prima di entrare a Il Nodo vede scintillare dietro la tenda dell’ingresso le luci delle candeline e, appena varcata la soglia, colleghi, maestri, artigiani e studenti la accolgono cantando e battendo le mani con la attenta regia di Lomnorm.

Su una gigantesca torta la scritta

al nostro adorato capo

Ognuno degli studenti artigiani ha preparato per lei un gioiello di sua creazione, i ragazzi hanno lavorato per giorni, prima disegnando con l’aiuto del Maestro e poi realizzando il proprio gioiello, ognuno cercando di nascondere ai compagni la sua idea. Martina li indossa tutti insieme per non scontentare nessuno. Sono tutti belli, realizzati con cura, alcuni ancora ingenui, altri più elaborati. Il meno creativo è quello dell’anziano Maestro Argentiere, nonostante i cinque anni passati in Bottega, gli è difficile innovare.

Finalmente arriva il momento tanto atteso della torta, e tutti gli allievi se ne tagliano una abbondante fetta e si appartano negli angoli per mangiarla. Sono ragazzi modesti, molti di loro assaggiano per la prima volta la pasticceria occidentale.

Per Martina è stato un momento pieno di significato, le ha fatto sentire l’affetto che è stato creato nel gruppo.

Il Paese del sorriso

 

DSC_9058

Nel paese del sorriso può essere difficile sorridere. Nonostante la disponibilità a capire e a riconoscere la diversità sono tante le occasioni di rabbia per quanto scopri e non puoi ne vuoi accettare.  Molto si puo giustificare con l’estrema povertà e l’ignoranza che tutto ti costringe a fare per garantire la sopravvivenza della famiglia, ma la situazione delle donne, delle ragazze vittime primarie di questa situazione di degrado, vittime dei ricatti e dei debiti della famiglia non è assolutamente accettabile. Anello debole di una catena di situazioni perverse, in cui i più deboli sono vittime costanti o, a loro volta, per sopravvivere, aguzzini di altri ancora più deboli.  Continua a leggere