Anch’io mi sento un alieno

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Anch’io ho spesso la sensazione che in Italia la gente mi guardi come se fossi un po’ matta.  O forse so di esserlo, nel senso che sono consapevole di essermi creata un mondo che risponde alle mie esigenze ma è lontano dalla realtà di molti.

Ho sempre avuto un certo rifiuto per la politica, ma allo stesso tempo ho sempre ammirato le persone capaci di un impegno politico serio e onesto. E’ un campo nel quale non mi sono mai saputa orientare e mai cimentata, ma credo di avere espresso le mie idee politiche attraverso le scelte di vita che ho fatto. Ed ho portato avanti con serietà e costanza battaglie che sono anche politiche – i dieci anni di impegno nel settore delle adozioni – per arrivare alla conclusione che il mondo che vorrei, quello per il quale mi sono battuta e continuo a lottare, non c’è e forse non potrà mai esistere perché gli altri, o almeno la maggior parte degli altri, sono profondamente diversi da me, da noi, e operano spinti da motivazioni che mi sono lontanissime, nelle quali non mi riconosco e non mi voglio riconoscere.

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CHI E’ L’ALIENO?

 

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Un paio di volte negli ultimi tempi mi è capitato d’incontrare amici che non vedevo da anni.  Amici eravamo trenta, quarant’anni fa.

Con il primo siamo stati soci nell’avventura cinese. Quando gli ho raccontato di me, della mia famiglia – e naturalmente de Il Nodo – la sua reazione è stata di incredulità, mi ha guardato come un incosciente che sottrae tempo e denaro ai suoi figli, per aiutare persone lontane che nemmeno conosce.

Il secondo, i nostri padri sono stati compagni di lotte politiche e di impegno sociale, scrive di me: Alberto è attualmente impegnato con un NGO terzomondista milanese che opera in Indocina. Penso che il fatto di essere stato educato dai Salesiani di Milano lo predisponga a questo tipo di lavoro che a me, educato sempre a Milano ma dagli Svizzeri Pestalozziani, riuscirebbe del tutto alieno. Chi dei due è l’alieno? Continua a leggere

La povertà in Cambogia: città e campagna

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La disparità città-campagna si è, negli ultimi anni, ulteriormente allargata.

E’ difficile ricordarsi a Phnom Penh che tanta parte della popolazione di questo Paese vive con meno di un euro al giorno soprattutto perché il 92 % dei poveri vive nelle zone rurali.

I tre pilastri del recente sviluppo economico della Cambogia – abbigliamento, turismo e costruzioni – sono, secondo il Cambodian Development Resource Institute (CDRI) principalmente localizzati nella capitale e a Siem Reap e questa concentrazione sta creando un flusso continuo dalla campagna verso la città che modifica sostanzialmente i mezzi di sussistenza della popolazione rurale e non certo per il meglio.

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